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Simple Minds a Firenze: un incontro magico al Bernini

Simple Minds a Firenze: un incontro magico al Bernini

Storia

Ven, 26/02/2021 - 11:00

Una parte della collezione di vinili Simple Minds

Non sono poche le celebrità di ieri e di oggi che sono passate dal Bernini Palace. Non sorprende: siamo in pieno centro di Firenze, in un antico palazzo che ha fatto la storia dell’hotellerie cittadina, e soprattutto in un hotel che possiede una personalità e un’anima, distinguendosi dall’anonimato di tante strutture. Da Sophia Loren a Giuseppe Tornatore, da Cocciante a Bong Joon-ho, in molti hanno sperimentato l’accoglienza del Bernini. Ma ai Simple Minds che è legato forse il ricordo più prezioso per chi lavora qui. 

La band che ha fatto la storia della new wave britannica

Sperimentali, eclettici, elettronici, iconici: i Simple Minds sono una delle band più rappresentative ed influenti degli anni ottanta e novanta. Il gruppo si è formato a Glasgow nel ’77, e dopo una serie di singoli di successo ha conquistato il pubblico mondiale nel 1985 con "Don't You (Forget About Me)", dalla colonna sonora del film The Breakfast Club, seguita da altre hit come "Alive and Kicking" e "Belfast Child". 
I Simple Minds hanno regalato al mondo canzoni indimenticabili e venduto 60 milioni di album. La band non si è mai fermata: il nucleo originale, composto da Jim Kerr e Charlie Burchill, insieme a nuovi compagni di strada continua a viaggiare, creare musica e registrare il tutto esaurito sui palchi. Ed è ad uno dei loro concerti che è legato l’aneddoto che raccontiamo oggi. 

Jim Kerr realizza il sogno di un fan

Don't You (Forget About Me), “non ti dimenticare di me” titolavano i Simple Minds in una delle loro canzoni cult. E di sicuro non succederà, soprattutto al Bernini Palace. Nel 2009 la band è a Firenze, prima tappa italiana del “Graffiti Soul” world tour, che segue la pubblicazione dell’album Graffiti Soul. I musicisti arrivano con due pullman davanti al Bernini e prendono dimora al quinto piano.
Non sanno che il direttore David Foschi – da una ventina d’anni in hotel – è un loro grandissimo fan fin da ragazzo. E che conserva gelosamente un piccolo tesoro, che mostra subito a Jim Kerr, voce e anima del gruppo: un’impressionante collezione di vinili della band. “Ristampe?” chiede lui, colpito dal loro stato perfetto di conservazione. No, tutti pezzi originali d’epoca, ancora nel cellophane, etichettati con il prezzo in lire. 
Al che il cantante decide di firmare tutti gli album, e spinge il resto della band a fare altrettanto. E invita il suo fan numero uno a venire a vederli in concerto la sera stessa. “Porta chi vuoi”. Il direttore non se lo fa ripetere due volte e ne parla allo staff. 
E così qualche ora dopo sono una quindicina – “mezzo albergo”, come racconta oggi sorridendo David Foschi – a ballare sotto il palco. Una giornata indimenticabile ed emozionante. 
La mattina successiva i Simple Minds ripartono. Jim Kerr esce per ultimo, è il momento di salutarsi. 
Sulla porta, la domanda di rito: “David, com’è stato il concerto?” 
“Bellissimo, sono tornato indietro di 20 anni” sostiene il direttore. 
“Anch’io” risponde Kerr. “Come tutte le volte che canto”.

 

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