Tour Arte & Cultura
20-10-2017 | Destinazione
Scritto da: Duetorrihotels
Il viaggio tra l'arte e la cultura toscana inizia con una ricca e rivitalizzante Prima Colazione della storica Sala del Parlamento del Bernini Palace, sede d’incontro di parlamentari e senatori durante il Regno d’Italia e caratterizzata da uno splendido soffitto affrescato.
Appena usciti dall'Hotel, la visita tra le bellezze di Firenze prosegue con una sosta in Piazza della Signoria, culla del rinascimento e centro nevralgico della Firenze moderna. Qui si potranno visitare il trecentesco Palazzo Vecchio (oggi sede del Comune) con la copia del famoso David di Michelangelo, l'adiacente Loggia dei Lanzi, ammirare la fontana del Nettuno realizzata in marmo di Carrara e la statua equestre di Cosimo I.
La Piazza più ricca di storia e monumenti ha avuto un passato davvero singolare: si narra che nel Medioevo era la parte di Firenze ricca di case e torri Ghibelline, fin quando i Guelfi ripresero possesso della città e decisero di radere al suolo le case dei rivali e dando di fatto inizio, nel 1260, all’assetto odierno di Piazza della Signoria.
Proseguendo la visita sarà possibile scorgere, sostando in Piazza, la galleria più conosciuta al mondo: gli Uffizi. E' tutt'oggi il luogo dove si concentra un inestimabile e ricco patrimonio artistico-culturale con le opere di artisti famosi quali Caravaggio, Donatello, Botticelli, Giotto, Leonardo Da Vinci e Michelangelo. Proprio su una delle sue opere più famosa e conservata agli Uffizi - il David - aleggia una storia davvero insolita. Gli storici raccontano che il blocco di marmo con il quale venne scolpita l’opera altro non fosse che uno scarto lasciato nel dimenticatoio del Duomo di Firenze per più di 70 anni!
Uscendo dagli Uffizi, al termine del Corridoio Vasariano, si potrà scorgere uno dei ponti più famosi d’Italia e di Firenze: il Ponte Vecchio. Grazie a Cosimo I de’ Medici dal 1500 fu sede dei migliori orafi e gioiellerie della città diventato, con il passare del tempo, anche luogo di ritrovo della nobiltà fiorentina. Attraversando il Ponte Vecchio e le sponde del fiume Arno che scorre sotto le arcate, si respira ancor più quell'atmosfera di Rinascimento che ha completamente cambiato l’aspetto della città. Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli ne sono un esempio.
Qui aneddoti e leggende si susseguono senza sosta. Molti sostengono che Palazzo Pitti in realtà si trovasse già sotto terra, perché le cave di materiale erano sotto le sue fondazioni: in pratica era stato sufficiente “voltarlo” in alto. Se ci soffermiamo ad ammirare la facciata possiamo scorgere nella parte bassa due pietre particolari: la prima lunga più di 10 metri mentre la seconda di appena 30 centimetri. La posa di entrambe sono state una volontà di Luca Pitti come testimonianza della sua forza rispetto quella delle altre famiglie fiorentine dell'epoca.
A discapito della grande forza paventata, Pitti perse il Palazzo in favore di Piero de’ Medici che fece costruire un corridoio di collegamento tra Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, il famoso corridoio che tutt'oggi porta il nome del suo realizzatore, Giorgio Vasari, ma di cui è rimasta solo la parte interna negli Uffizi.
Dopo essersi rilassati nel Giardino di Boboli che "abbraccia" Palazzo Pitti concludiamo questo tour di Firenze spostandoci in un altro luogo simbolo della città: il Duomo con la cupola del Brunelleschi, le formelle del Campanile di Giotto e l'adiacente Battistero di San Giovanni che, con la sua struttura ottagonale in virtù dell’ottavo giorno dopo i 7 della settimana terreste segno dell'eternità della nostra salvezza, accoglie i turisti per una visita a tutto tondo e con il naso all'insù per ammirare i mosaici su sfondo dorato che donano lucentezza e maestosità a tutta la struttura.
Il modo migliore per concludere il tour alla scoperta dell'arte e della cultura fiorentina sarà quello di concedersi qualche attimo di relax sorseggiando un ottimo aperitivo al Lounge Bar del Bernini Palace, rinomato luogo di incontro di tutta la città.
Il cimitero degli inglesi è situato in piazzale Donatello a Firenze. Fu fatto edificare - in quanto protestante - fuori delle mura cittadine su di una montagnola in prossimità della porta a Pinti (oggi distrutta), a spese di una società che rappresentava la Chiesa evangelica riformata svizzera e che aveva acquistato l'area dal governo granducale nel 1827 per realizzare un cimitero internazionale ed ecumenico, anche per i russi e i greco-ortodossi. Prima di allora i non cattolici e non ebrei che morivano a Firenze potevano essere sepolti solo a Livorno (all'antico cimitero degli inglesi). Carlo Reishammer, allora giovane studente di architettura, disegnò per primo quello che venne poi chiamato il cimitero "degli Inglesi", con un recinto poligonale diverso dall'attuale[1]. Nel 1858 fu eretta alla sommità della montagnola una colonna offerta da Federico Guglielmo IV di Prussia, che tuttora segna l'incrocio tra i due principali vialetti inghiaiati che dividono in quattro settori la superficie. Al 1860 è documentata una ulteriore cessione di terreno per ampliare l'area cimiteriale che, in questa stessa data, si arricchì ugualmente del semplice edificio che ancora oggi nel segna l'entrata.
L'ingresso: Giuseppe Poggi gli diede la sua attuale forma ovale quando a Firenze, divenuta capitale d'Italia nel 1865, demolì le mura e creò i viali di Circonvallazione, ideando l'ovale di piazza Donatello con l'"isola" cimiteriale. Il cimitero si definì quindi come area soprelevata al centro del nuovo piazzale, delimitata dalle due corsie di scorrimento dei nuovi viali, tanto da acquisire, in questo suo isolamento, l'appellativo di "isola dei morti", appunto. Fu in questa occasione che all'originaria forma poligonale si andò a sostituire l'attuale pianta ovale, più consona ad essere lambita dagli assi stradali. Nel 1877, essendo oramai il cimitero compreso all'interno della nuova città, fu proibito alla comunità protestante l'uso del luogo per nuove sepolture (recentemente ripreso) per cui per lungo tempo l'isola mantenne inalterato il proprio carattere ottocentesco che ancora fortemente la caratterizza: la comunità non cattolica da allora iniziò ad usare il cimitero degli Allori in zona Galluzzo. Le inumazioni tra il 1828 e il 1877 avevano d'altra parte portato a saturare in buon parte l'isola, con la realizzazione i 1409 tombe riferibili a sedici nazioni diverse, con una prevalenza di inglesi (760 tombe), fatto che - assieme all'uso di identificare i protestanti con questi - aveva portato a far definire dai fiorentini il cimitero come "degli Inglesi", nonostante la proprietà svizzera.
La presenza di tombe coronate da statue o da altri elementi scolpiti, l'irregolare disposizione delle sepolture, il tracciato dei vialetti che salgono sulla montagnola, la presenza di una certa varietà di essenze arboree ed arbustive, rendono il luogo di grande suggestione e assolutamente rappresentativo di quella dimensione pittoresca che l'Ottocento romantico - e in particolare la colonia di stranieri che aveva scelto Firenze come seconda patria - coniugava con la storia medioevale e rinascimentale della città. Tra gli interventi che hanno consentito la conservazione nel tempo del cimitero si ricorda quello sommario ma complessivo della struttura promosso in cooperativa con l'Azienda autonoma di turismo nel 1946 (a riparare i danni inferti da un bombardamento americano), e i molti cantieri che negli ultimi decenni sono intervenuti sui singoli monumenti e lapidi.
Tour SHOPPING
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